Il gioco della Roma di Luis Enrique

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Il gioco della Roma di Luis Enrique

Messaggioda stargazer » lunedì 16 gennaio 2012, 16:58

Leggetevi questo topic, una lettura interessantissima per capire la Roma di Luis Enrique.

http://www.grupporomaradio.it/forum/vie ... &start=100
Ultima modifica di stargazer il giovedì 19 gennaio 2012, 15:15, modificato 2 volte in totale.
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Re: Lettura interessantissima

Messaggioda Ranieri » lunedì 16 gennaio 2012, 19:51

stargazer ha scritto:Leggetevi questo topic, una lettura interessantissima per capire la Roma di Luis Enrique.

http://www.grupporomaradio.it/forum/vie ... &start=100


Ammazza non c'ha un @#@@# da faro tutto il giorno questo ...
A parte gli scherzi, molto interessante, grazie Carlo!
Ultima modifica di Ranieri il lunedì 16 gennaio 2012, 23:23, modificato 1 volta in totale.
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Re: Lettura interessantissima

Messaggioda carlomatt » lunedì 16 gennaio 2012, 20:57

Ranieri ha scritto:A parte gli scherzi, molto interessante, grazie Carlo!


Non c'è di che, nessuna fatica. :-D
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Re: Lettura interessantissima

Messaggioda ygghur » martedì 17 gennaio 2012, 10:48

stargazer ha scritto:Leggetevi questo topic, una lettura interessantissima per capire la Roma di Luis Enrique.

http://www.grupporomaradio.it/forum/vie ... &start=100


Effettivamente invidio questo signore per la gran quantitá di tempo a disposizione (e detto da uno che tutto sommato ne ha)! Molto interessante, un commentino solo su pochi punti: noto che il nome Van Gaal ricorre piú volte di quello Guardiola...; noto che si parla di difesa a tutti gli effetti a 3...; condivido anche la considerazione sulla vera o presunta "italianizzazione" di Enrique, per me vera ma proprio nella misura e nella maniera espresse dall'estensore, non certo nell'accezione normalmente negativa che si dá alla parola, cosí come é corretto adesso parlare di sperimentazione piuttosto che di "fenomenismo" e le due cose sono fra l'altro anche legate; non sono d'accordo sul discorso legato all'ampiezza del gioco, cioé non credo che Enrique punti ad avere una mggiore ampiezza di campo ideale, quello era Spalletti, secondo me invece Enrique punta a (per cosí dire) rimpicciolirlo il campo, infatti il suo scopo ultimo dichiarato é giocare constantemente nella metá campo avversaria.
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Messaggioda stargazer » martedì 17 gennaio 2012, 11:50

Spostato qui nell'angolo tattico, perché mi sembra più adeguato.
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:23

Attenzione! Avete letto solo la terza ed ultima parte, in realtà ce ne sono due precedenti che sono altrettanto importanti, il primo è questo:

Quest’anno dovremo avere pazienza. Tanta pazienza. Ma il punto è che la pazienza si basa sull’interesse: se non si è interessati a una cosa – o non la si sa “vedere” - , la pazienza finisce presto. E come facciamo ad imparare ad apprezzare, a vedere, il calcio di LE? Dobbiamo studiare. Perché forse solo studiando sapremo esaltarci davvero per una prestazione prima ancora che per un risultato.

Apro un topic che assomiglia un blog, o a una serie di dispense universitarie, o a un mini libro.
Lo faccio perché questo 2011 rappresenta l’Anno Zero dell’AS Roma: è l’era della Rivoluzione Culturale.
Che si sia scettici o entusiasti per gli Americani, è un fatto che il nuovo corso sia nato all’insegna di un disegno chiaro, culturale prima che tattico: quello che LE ha racchiuso nelle parole “calcio associativo” e i giornali chiamano ‘calcio stile Barcellona’. Di cosa si tratta?

Penso che come tifosi abbiamo il dovere di capire in cosa consista questo progetto tecnico, che io spero possa andare ben aldilà di LE, magari proseguendo, con altri personaggi simili, anche in caso di un insuccesso dell’asturiano.
Vorrei che club e tifosi avessero la pazienza mostrata da piazze come Barcellona e Manchester U alla fine degli anni 80, quando lasciarono germogliare progetti che li hanno portati a vincere per i 20 anni successivi.
Non che dobbiamo diventare una superpotenza; ma un progetto simile può farci diventare una squadra costantemente competitiva in Italia e anche in Europa, dove negli ultimi 20 anni siamo stati una delle poche ‘grandi’ del continente a non raggiungere neanche una semifinale. Neanche il Torino…
Ma soprattutto, possiamo diventare una fonte di Calcio: dominante, offensivo, spettacolare, bello. Non speculativo. Perché il nostro dna non è quello di schifezze come Inter e Juve, e lo sentiamo nelle vene.

3 ragioni mi hanno spinto a scrivere questo supertopic:
1. la consapevolezza che se vuoi sapere dove andare, devi sapere da dove vieni .
2. il fatto che la pazienza si basa sull’interesse, come detto.
3. L’assenza totale dei giornalisti in questo compito di ‘istruzione’ del tifoso. Perché si pensa che chi studia calcio per mestiere dovrebbe spiegare molte più cose di quanto non si faccia nell’etere romano. Dove nei migliori casi pur parlando con onestà e competenza quasi mai si arriva a citare teorie, tattiche ,storie, libri legati al calcio vero e proprio. Sui casi peggiori dell’etere romano, che tutti conosciamo, taccio per decenza.

Queste 3 ragioni si legano a 3 cose che credo inevitabili:
1. sarà un anno molto duro: ci vorrà tanto tempo per vedere una squadra che gioca bene e fa risultati con continuità
2. LE va comunque valutato come allenatore a grandi livelli
3. il cinismo storico di Roma (ben diversa come spirito dall'imprenditoriale Amsterdam e dalla rampante Barcellona), e le provinciali commistioni editorial-politiche potrebbero essere letali. Cruyff schifava l' “entorno”della piazza blaugrana e i tifosi del Barça erano famosi per il loro pessimismo e le loro divisioni costanti in "-ismi". ma Roma è imbattibile: c’è una vera e propria 'piovra' politico-editoriale, come sappiamo, e il tifo è scettico e molto più pragmatico di quello iberico. Siamo italiani e lo sappiamo.

Sarà dura, quindi dobbiamo studiare. Sarà dura perchè è anche possibile che al momento la Roma 11/12 sia forse meno forte di quella precedente. E con "forte" intendo "solida", “sicura” perchè affidandosi al caro vecchio calcio ranieriano o al modello spallettiano di Montella, la vecchia roma andava sul sicuro, quindi non eccelleva mai ma aveva modo di salvarsi se le cose andavano male e correggere le cose perchè si affidava ai metodi consueti. Inoltre era un calcio giocabile da tutti i calciatori, alti e bassi, tecnici e fabbri.

La Roma di LE invece è una squadra che in questo senso è quasi 'senza rete': come un acrobata, cercherà di costruire un calcio ambizioso e spettacolare. Se le cose dovessero andare male non sarebbe possibile ricorrere ai vecchi trucchi: il progetto va portato avanti così come è. Magari ci saranno goleade, ma anche imbarcate, temo. E in questi casi di difficoltà, la soluzione non sarà "abbassa la linea difensiva", "togli un centrocampista offensivo e metti un fabbro"; no, la soluzione sarà: continua a fare le cose che sai, ma cerca di farle meglio. Col rischio di un'altra imbarcata.
Van Gaal ha detto di Mourinho: “ Lui allena a vincere. Io alleno a giocare bel calcio e a vincere. La mia scelta è la più difficile.”
Inoltre, questo gioco si basa su un calcio che solo una minoranza è in grado di giocare. E il mercato non aspetta.

---
Questo viaggio comincia dalle parole di LE, l'uomo scelto per varare questo progetto, che ha parlato di "futbol asociativo". Da lì, cerco di partire con una linea logica alla scoperta dei massimi punti di riferimento, non solo di LE, ma del calcio "stile-barcellona" in generale.
Quindi, come insegna Van Gaal, in cui LE e Guardiola riconoscono il loro maestro, prima c’è la ‘filosofia’, ( che è quella e non cambia ) e poi la ‘tattica’ (che è un’altra cosa è che cambia in base alla situazione.): dopo aver studiato quella del Barça di Guardiola e quello B di LE, vorrei capire come potrebbe svilupparsi la Roma di LE.

Le informazioni le ho prese da siti, spesso spagnoli o in inglese, a cui tutti possono accedere, anche da cose semplici come wikipedia. Spesso si tratta di copia/incolla. Ma la cosa bella, essendo un forum, e che tutti possiamo partecipare.
Data l'impostazione quasi da libro (molto ubergeek ;>..) ho deciso di articolarlo in 3 sezioni, che posterò di volta in volta:

Introduzione: divertimento e cervello

1. La filosofia
- futbol asociativo: cosa è?
- il metodo Van Gaal: disciplina, comunicazione, squadra
- il TIC olandese: non è un paese per Mirki
- preparazione atletica e “Calcio posizionale”: meno corri, meglio è
- Due modi di “correre poco”: e Tiqui-taca
- Omaggi: l’Olanda '74 di Michels e l'Ajax '95 di Van Gaal
- FC Barcelona: la coerenza come stile

2. La tattica

3. Che Roma potrà essere?

- bibliografia/linkografia (anche in inglese e spagnolo), per chi volesse approfondire.

Volevo chiamare il topic “” (da tiki-taka) ma credo che l’utopia massima di questa idea di calcio, che nel calcio moderno segue la linea principale Michels-Cruyff-Sacchi- Van Gaal-Guardiola, sia quella di creare un calcio che sia “bello”. Ma, per farlo, è necessario che i protagonisti, in modo principale i calciatori, siano in grado di “pensare” quella bellezza, di anticiparla nella propria testa.
============

- Introduzione: divertimento e cervello

Come prima cosa, godetevi i primi 50" di questo video:

http://www.youtube.com/watch?v=5eBE6LDBopo

Questa è la traduzione:
"Fai venire gente allo stadio e fai che si diverta..
Quando guardi un certo modo di giocare
..tutti possono giocare:
prendi la palla, trattala, lascia che sia tua amica.
Quando ci vedevano giocare, tutti erano felici,
andavano a casa ridendo...
E se puoi ridere e divertirti.. E’ una delle cose più belle nella vita."

Come seconda, quest'altra frase:
"Dimostriamo al mondo che ti puoi divertire molto come calciatore, che puoi ridere e passartela alla grande. Io rappresento un'epoca che ha testimoniato che il calcio bello è divertente e che, inoltre, con esso si conquistano trionfi."

Come terza e ultima, quest'altra:
"A calcio si gioca col cervello."

L'autore è lo stesso del video: Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan e spesso scritto Cruyff al di fuori dei Paesi Bassi.

============
1. La filosofia

Nelle prime conferenze, LE ha espresso due concetti fondamentali:
- lui propone il “calcio associativo”
- si ispira al metodo di Van Gaal


futbol asociativo: cosa è?
Il modello di calcio associativo di LE si basa sul principio di condivisione della palla all'interno della rete tessuta dai giocatori fatta di pressing, passaggi precisi al millimetro e possesso palla, per non farla vedere agli avversari.
Un gioco basato sulla ricerca del divertimento, primo fra tutti per i giocatori, ed ovviamente come conseguenza diretta, per far divertire il pubblico, chi ama il buon calcio.
Luis Enrique sostiene che “Io dico che questo modello si può esportare, che non è una questione di dna del Barça. Ai giocatori piace giocar bene a calcio.”

‘Calcio associativo’ può essere un termine generico che comprende tutti quegli esperimenti effettuati nel calcio moderno (ultimi 40 anni) in cui il collettivo prevale sul singolo. Un calcio che possiede automatismi perfettamente definiti e con una concezione chiara del gioco, in cui qualsiasi giocatore – di prima squadra o di primavera – sia capace di sviluppare alla perfezione.
Il modello di LE è prima di tutto il Barcellona. La scuola catalana si è sviluppata sulla base di quella olandese dell’Ajax, dal momento che i 3 più grandi teorici del ‘calcio totale’ anni 70 (Michels, Cruyff e Van Gaal) sono stati allenatori e/o plenipotenziari del club blaugrana. La Nazionale di Spagna ha sublimato questo calcio, arrivando a impiantare il modello-Barça nelle sue rappresentative. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, a livello di prima squadra così come a livello juniores.
Nella variante iberica, l’aspetto tecnico è preponderante.
Sintetizzando: Il tocco di palla come simbolo. Il possesso palla concepito all’esasperazione, come strumento di attacco e anche di difesa. Il pressing nella metacampo rivale. Il lavoro solidale dei giocatori.

Ma stiamo parlando troppo di campo e movimento: la colonna portante è nella filosofia, nel credo cui l’allenatore deve essere legato in modo inderogabile e che deve riuscire a infondere in tutta la piazza: squadra, club, tifosi.
Parliamo di una cultura, prima ancora che di uno sport.
Di Cruyff “Il Maestro ostinato” , l’uomo che più di ogni altro ha tracciato questa parabola culturale, hanno scritto che “il suo stile è la coerenza”. E, con coerenza, il Barcellona ha seguito una strada diversa da quella del Madrid e ha atteso anni per vedere i risultati. Questo, perché si è lavorato sulla filosofia prima ancora che sulla tattica. Gli allenatori si sono avvicendati, ognuno con le sue idee particolari, ma tutti allineati sul piano della filosofia generale.
Nessuno ha spiegato meglio di Louis Van Gaal questo concetto.

- il metodo Van Gaal: disciplina, comunicazione, squadra
Come LE ha tenuto a specificare, è il metodo di Van Gaal a essere fondamentale per lui, piuttosto che il modulo. Dobbiamo dare grande rilievo a questa frase, perché molti potrebbero pensare che sia solo una frase generica. Nulla di più sbagliato. La filosofia di Van Gaal è solo in un secondo momento rappresentata dal gioco.
“La mia è una filosofia calcistica più che un modulo. Un modulo dipende dai giocatori che hai. Io ho giocato 4-3-3 con l’Ajax, 2-3-2-3 col Barcellona e posso giocare 4-4-2 con l’AZ. Sono flessibile. Ma la filosofia resta sempre la stessa.”
Prima c’è altro: disciplina, soprattutto. Ma insieme ad altri valori:
1. Disciplina
2. Comunicazione
3. Team Building
Dove l’ordine è consequenziale: disciplina e comunicazione continua tra i membri della squadra portano alla costruzione della squadra stessa. Ogni allenamento prima di essere mirato al gioco, costituisce un momento di comunicazione tra i giocatori, dove comunicazione vuol dire conoscersi ma anche scontrarsi, se ci sono punti di vista diversi. Anche se molto rigido nei suoi credo, nella costruzione della squadra Van Gaal è conosciuto perché capace di ascoltare i punti di vista di assistenti e anche di giocatori, appunto perché se il metodo di Van Gaal è sempre quello, il modulo tattico varia e si adatta alla squadra. Dopo un periodo al Barça, Van Gaal cacciò tutto lo staff tecnico, con una sola eccezione: un piccolo e imbronciato portoghese, “l’unico che merita di restare perché l’unico che mi dice davvero quella che pensa”. Un tal José Mário dos Santos Félix Mourinho.

In questo senso si crea un ambiente molto dinamico e vivo, perché LE, come Van Gaal, non derogherà mai da queste convinzioni. E già lo ha detto 2 volte in conferenza stampa: se non andrò bene così, sarò sostituito. Il Cecchini di turno ce lo ha venduto come un mezzo disperato che mette le mani avanti. E’ l’esatto opposto: è l’affermazione di una determinazione e progettualità irriducibili: prima di tutto c’è il mio metodo. Io non cambierò per conservare il posto.
Certo a Roma LE ,rispetto a Van Gaal, sarà aiutato dal suo approccio più latino alla costruzione di un gruppo e al mantenimento della disciplina (ridere, parlare molto, portare la squadra fuori ecc), laddove Louis ha noti problemi di rapporti umani in questo senso. Eugenio Corini, allenatore studente in visita a Riscone, ha sottolineato proprio questo: “LE sa come prendere i giocatori e ha capito che inserire una forte componente ludica durante il riscaldamento è importante, fa gruppo.”. Calcio associativo.

Forse Lucho non userebbe mai le parole di Louis, così nordicamente nette: “Players count for nothing, the team is everything.”; ma sottoscriverebbe queste, che completano il pensiero dell’ ex tecnico del Bayern: “Conto più sul carattere di un calciatore che sulle sue qualità di campo. In particolare, voglio sapere se è disposto a dare tutto per la causa.”
Il buon Louis racconta come significativo il giorno in cui, durante un importante derby di Coppa coi belgi del Gent, chiese all’allora punta del suo Ajax John van Loen, quale riteneva essere la tattica migliore per affrontare i pericolosi cugini fiamminghi: “Il 4-3-3, coach” rispose van Loen, pur sapendo che quel modulo non prevedeva l’utilizzo di un giocatore come lui. “Questa fu per me la rivelazione di quanto conti lo spirito di squadra”.
Un altro esempio da tenere a mente risale al 2008. Van Gaal è al punto più basso della sua carriera. Da due anni siede sulla panchina dell’AZ Alkmaar, ex grande d’Olanda negli anni 70-80 ma da tempo in disgrazia. In due stagioni, Van Gaal è riuscito a portare il club a lottare per il titolo, ma la stagione 2007-08 è andata malissimo, terminata con un derelitto 11° posto. Fedele al suo credo, il tecnico presenta le sue dimissioni. Ma sono proprio i suoi giocatori, assieme ai dirigenti, a protestare contro l’allenatore per la scelta, a chiedergli di restare. Una prova staordinaria di stima e dedizione al progetto.
Van Gaal decide di restare. Un anno dopo, Alkmaar festeggia il primo ‘scudetto’ dell’AZ dopo 28 anni, al culmine di un filotto di 28 partite senza sconfitte.

- il TIC olandese: non è un paese per Mirki
Volontà alla causa, quindi, ma non solo. Sono anche altre le qualità ricercate per gli interpreti di questo calcio. Qui sta un punto fondamentale, che già da solo dovrebbe bastare a far capire in che luce vadano intese che le cessioni di Menez (soprattutto) e Vucinic .
Nell’idea olandese classica e formativa, il calciatore, sin da bambino, viene giudicato per 3 valori:
1. Capacità Tecnica, specialmente legata al tocco di palla e al passaggio
2. “Insight” (capacità di lettura, di essere dentro le situazioni tattiche e dinamiche della partita)
3. Comunicazione: col pallone, prima di tutto; coi compagni e con gli eventi della partita.
Questa è una mia considerazione ,ma mi pare che il 2° e il 3° punto fanno capire che giocatori come Menez e Vucinic non possano essere adatti a questo calcio, perché, anche se giocatori talentuosi e raffinati, non hanno mai mostrato la capacità sopra elencate. In questo calcio, non si può essere dei ‘quasi-dissociati’, caratterialmente, come per esempio il francese, o, per fare altri esempi, Balotelli o Cassano.

Gli allenamenti coi torelli frenetici, in spazi ridotti servono principalmente a sviluppare queste doti nel calciatore. E il protagonista principale è il pallone. “Sempre col pallone” è il motto dei tecnici del’Ajax.

Nel libro dedicato alla sua esperienza all’Ajax, Van Gaal impegna molte pagine a spiegare gli esercizi in campi ridotti (4x4 e altri), specialmente dedicati a quell’esercizio che gli spagnoli chiamano ‘rondo’ (il nostro torello) che vediamo applicato in modo fondamentale anche negli allenamenti della nuova Roma di LE.
La Cubero, giornalista spagnola: “Nel Barcellona B di LE, come la prima squadra, c’era un’applicazione maniacale del possesso palla. L’esercizio del “rondo” viene ripetuto costantemente durante gli allenamenti”.

Come Xavi Hernandez ha spiegato in un’intervista , la base di quel calcio che viene detto “tiki-taka”è tutta basata sul rondo, che, ripetuto in modo intenso ogni giorno, allena a giocare con precisione in spazi ridotti.

- preparazione atletica e “Calcio posizionale”: meno corri, meglio è
Molti giornalisti si sono stupiti di questo, durante il ritiro: di non vedere corse nei boschi, ripetute e gradoni: vuol dire che non conoscono il metodo più diffuso nel calcio moderno d’eccellenza, che poi è il figlio di quello olandese, inteso nel modo in cui è stato regolato e portato al successo da Van Gaal; quello, per intenderci di cui sono allievi allenatori come Mourinho e Guardiola.
Qual è il concetto che sta dietro a questo tipo di preparazione? Allenare i giocatori non a correre il più possibile, ma a farlo il meno possibile.
Meno i giocatori corrono, meglio è.
Paradossale. E la resistenza? E le cosiddette ‘gambe’? Come spiegare l’assenza della palestra come appuntamento quotidiano, fisso e obbligatorio?

Questo tipo di calcio parte da due assunzioni semplici: possedendo la palla e giocando lontano dalla porta non posso subire reti; i calciatori devono giocare partite di calcio (non devono scalare il Cervino di corsa..). Qui c’è uno dei punti cardine del calcio totale originale ( ) elaborato da Rinus Michels (allenatore dell’Ajax a cavallo tra gli anni ’60 e ’70): rappresentare una soluzione al logorio fisico.
Lo spiega bene Ruud Krol, fuoriclasse che ricopriva la posizione di terzino sinistro nella Grande Olanda 1974 dello stesso Michels : “Come posso restare al massimo, fisicamente, per tutti i 90’? Se faccio una corsa di 70 metri in avanti, poi ne devo fare un’altra di 70 per tornare in difesa. Ed è stancante” . La soluzione allora è semplice: “Quando io scatto in avanti, il centrocampista sinistro scala in difesa al mio posto; l’ala sinistra scala al posto del centrocampista sinistro; e io resto a fare l’ala sinistra”. Distanza e fatica dimezzate per il singolo; energia continua per il collettivo. Calcio posizionale.
“Stai correndo troppo, fermati”. Così Villanova, assistente di Guardiola, rimproverò un giorno il buon Salou Keyta durante un allenamento. “ Impara a correre meno. Scattare in modo cieco è inutile”. Notare l’uso, testale, di “cieco”: qui torniamo al principio del TIC olandese, alla I: Insight, capacità di lettura, intelligenza nel posizionarsi.

Non stupisce che nel calcio di oggi, dopato da un numero mostruoso di partite e stress, questo modello dello ‘sforzo intelligente’ si inserisca a meraviglia, perché aiuta a salvaguardare energie ( aumentando il rendimento..). Barça e Spagna vincono senza tregua perché i giocatori si stancano molto meno degli altri. E si rompono molto meno.
Perché ci stupiamo che il calcio italiano abbia una quantità di infortuni superiore alla media europea, e ancora parliamo degli sviluppi muscolari di alcuni giocatori, del tutto inutili in un contesto come quello di cui trattiamo? Forse in Italia ci sono più infortuni perché si gioca un calcio basato su un atletismo molto intenso ma non supportato da ‘virtù posizionali’ adeguate. Il discorso sarebbe lungo. Quante filippiche di Arrigo Sacchi avete sentito in vita vostra?

Van Gaal spiega di aver cambiato lui stesso opinione sulla preparazione fisica, all’inizio del suo lavoro all’Ajax, all’inizio degli anni ’90. Abituato alle lezioni di scuola per allenatori, pensava che il lavoro sul fondo atletico fosse imprescindibile. A farlo ragionare diversamente, fu il fisiologo del club, Jos Geysel. Van Gaal stesso ammette che Geysel, proveniente da anni di esperienza nell’hockey su prato, gli spiegò che il tessuto muscolare cambia se lavori troppo sul fondo, subendo un’eccessiva acidificazione nella fase di preparazione alla stagione. Bisognava dunque inserire delle pause regolate. Da qui, comincia lo smantellamento di questi modi di allenamento, come la corsa di fondo, mirati allo sviluppo della resistenza a scapito dell’uso del pallone.

La cosa interessante è rendersi conto che Van Gaal – e qui torniamo al ‘calcio posizionale’ e all’esempio di Villanova - pensa in modo correlato stanchezza fisica e freschezza mentale: “L’Ajax allena i suoi giocatori a correre il meno possibile sul campo. In questo modo sei molto più rapido nel cogliere gli aspetti più importanti della partita.”.
Mai sentito parlare di ‘culone’ Clarence Clyde Seedorf, 4 Champions League in 12 anni con 3 club differenti?

/Fine 1a parte
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:25

La seconda parte è questa:

2a parte:

- Due modi di “correre poco”: Totaal Voetbal e Tiqui-taca
Queste due parole racchiudono l’essenza delle esperienze vincenti della scuola olandese e di quella spagnola. Wikipedia dà un quadro abbastanza ampio e spiega bene come il secondo sia evoluzione del primo: “Il Tiki Taka viene spesso considerato l'evoluzione latina del calcio totale olandese sviluppato da Rinus . La differenza più evidente di questi due schemi di gioco è che,mentre il calcio totale è basato su una completa mobilità e libertà dei giocatori in campo, grazie anche alla loro potenza fisica, il tiki taka invece si adatta alla natura fine del calcio spagnolo, di conseguenza, per sopperire a questa carenza fisica il gioco viene incentrato su transizioni lente, passaggi corti e possesso costante del pallone, tutto ciò per limitare il tempo a disposizione che può avere l'avversario per creare azioni, obbligando quindi quest'ultimo a fare pressing costante con conseguente dispendio di energia.”

Quindi possiamo dire che TV e TT sono due modi di ottimizzare l’energia fisica , il secondo applicabile con successo solo da squadre dotate di grande tecnica. In questo quadro i movimenti sono meno esasperati e sono più essenziali perché a muoversi è soprattutto il pallone.
In ottica Roma , questo mi sembra un punto interessante: se non avrà (come temo) 2 centrocampisti tecnicamente superiori, come farà LE a ottenere i suoi scopi? Cercherà più dinamicità nei movimenti, forse. Ma questo è un altro problema.

Ancora una volta, però, dobbiamo passare per la mente, e il leggendario blocnotes, di Aloysius Paulus Maria “Louis” van Gaal.
Il calcio di VG è stato innovativo anche in questo: praticare in modo estremo serie di passaggi corti in ‘fazzoletti’ di campo, attraverso 1-massimo 2 passaggi. Il tiki-taka spagnolo-barcelonista nasce da questa filosofia ( ma è reso al massimo per la qualità degli interpreti, che nel Barça anni 2000 è superiore all’Ajax anni ’90, anche per il fatto che all’indomani della legge Bosman è stato possibile assemblare tanti grandi giocatori in un solo undici).

Molto interessante vedere come già agli albori del TV, gli uomini che lo andavano teorizzando avessero già previsto il Barça di Guardiola e del tiki-taka. “I giocatori che più si adatterebbero a questo gioco sono i latini, i brasiliani gli argentini. Soprattutto gli argentini, per maggiore rigore tattico e professionalità e per la grande tecnica.” Sono parole del rumeno-ungerese Kovacs, storico assistente di Michels all’Ajax e suo successore sulla panchina dei lancieri, alla vigilia della conquista della Coppa Intercontinentale. Parlava di Messi e di Iniesta. Era il 1972.

- Omaggi: l'Olanda '74 di Michels e l'Ajax '95 di Van Gaal
Tre sono le squadre olandesi che hanno incarnato lo spirito e l’esempio più innovativo e pionieristico del calcio totale:
l’Ajax di Michels e poi di Kovacs (1968-1973) Tricampione d’Europa, l’Olanda 1974 di Michels vicecampione del Mondo e l’Ajax 1995 di Van Gaal, Campione d’Europa.
La prima sarebbe la più interessante da studiare, perché primo laboratorio del calcio totale, ma è difficile trovare video e testi, almeno in inglese.

Sull’Olanda ’74 ci sono link interessanti e video a colori, come gli highlights del Mondiale. In particolare la prima partita, Olanda-Uruguay 2-0:
http://www.youtube.com/watch?v=M5YLG57a2GE
Velocità a parte, si può vedere come tramite spostamenti piuttosto che rapidi passaggi a 1-2 tocchi, la squadra cerchi spazi e dinamicità in modo non dissimile dal Barça attuale.

Riguardo l’Ajax 1995, mi interessava far capire quale sia la considerazione, nel mondo e nelle accademie del calcio, di questa squadra e del lavoro portato avanti da van Gaal per arrivare sino al titolo Europeo vinto contro il Milan di Capello.
Ha detto Guardiola: "L’Ajax di Van Gaal era capace di fare alla perfezione tutto quello che io credo debba provare a fare una squadra di calcio".
Spiega il Pep: “Sottomettersi alla disciplina del gruppo è fare squadra, è fare calcio e ciò rappresenta un’opportunità in più che si offre a ciascun giocatore per far sì che sviluppi il proprio talento personale. Quella squadra pretendeva di fare – e faceva – tutto: giocare, sacrificarsi nel collettivo, brillare individualmente e vincere le partite. Tutti i suoi giocatori erano coscienti di qual era il proprio compito sul campo: la disciplina nelle posizioni. Il possesso palla come idea di base. Il costante gioco di appoggio. Il movimento a 2 tocchi. E lo facevano in modo tanto semplice quanto sublime.”
Quella squadra: Van der Sar, Reiziger, Blind, F.De Boer, Rijkaard, Davids, Seedorf, Litmanen, Finidi, Overmars, R.De Boer (Kanu, Kluivert).

Molto bello questo video che mostra le qualità “pre-barceloniste” di quell’Ajax.
http://www.youtube.com/watch?v=wGWK5ifmBdQ
Potete trovare dei principi generali e poi le varie applicazioni filmate:
- Estrema fluidità e mobilità
- Partecipazione attiva del 9 nel possesso palla
- Interni di centrocampo solidali nella transizione difensiva
- Pressing alto: aggredire ben oltre la metà campo
Utilissimo per capire gli antesignani del barça attuale.

Questo è un blog che studia alcune situazioni tattiche di quell’Ajax:
http://timhi.wordpress.com/2010/09/14/ajax-1995/

Riassunto - preso dal libro di van Gaal - dello schema di quell’ajax. ( in inglese)
http://jouracule.blogspot.com/2011/02/3 ... -love.html

- FC Barcelona: la coerenza come stile
Chiudiamo la storia del raccordo tra scuola Ajax e scuola Barcellona chiedendoci come e perchè il calcio ‘totale’ sia passato dall’Olanda alla Catalogna.
Fondamentale fu l’arrivo di Rinus Michels nel 1971, anche se la prima Liga arrivò solo al terzo anno, con l’acquisto di Cruyff.
Ma il vero ‘strappo’ si concretizzo’ il giorno in cui Cruyff fu presentato come allenatore, successore dell’inglese Venables, finito 6° nell’ultima Liga.

Alla presentazione, il 4 maggio 1988, Johan Il Profeta sentenziò che il calcio si giocava con il cervello. Nacque il “Cruyffismo”. E da allora il calcio, a Barcellona e non solo, non fu più lo stesso.
Gli insegnamenti del “Maestro ostinato” sono infatti decisivi per comprendere il Barcellona attuale.

Questo bellissimo documentario sugli anni di Cruyff allenatore blaugrana spiega molto (è in spagnolo, spero si capisca abbastanza):
http://www.vertele.com/historiasdelfutb ... do-frutos/
Tra le cose più divertenti, il fatto che al suo arrivo molti dicevano (video 1 dai 4 min in poi): “E’ un tipo di calcio che può funzionare in Olanda, ma in Spagna la vedo difficile..”, “Sì, va bene in attacco, ma in difesa non si può rischiare così, questo becca troppi gol…” XD
Su altre possibili analogie con l’impatto e le scelte di LE, conto di parlarne nel capitolo sulla Roma.
E’ importante qui piuttosto capire che prese una squadra abituata a vincere una volta ogni 10 anni circa e in 4 anni l’ha portata sul tetto d’Europa e a vincere in totale 4 Liga consecutive, oltre che a impiantare uno stile che si è dimostrato una miniera di diamanti.

In realtà lo stile ‘associativo’ del Barça si può dire che fosse nato già nel 1972, quando Laureano Ruiz stabilisce che tutte le squadre giovanili devono giocare con lo stesso gestore e lo stesso stile di gioco. Ma la prima squadra rimane ancora esclusa da questa scelta, sino all’arrivo di Cruyff nell’88, che impone a tutte le rappresentative del club la stessa impronta di calcio, armonizzando il gioco della prima squadra con quello di tutte le giovanili, fondandolo sul 3-4-3. E lo fa con una completezza e solidità fuori dal comune, tanto che il 3-4-3 resiste, presso le giovanili, anche ai due unici progetti tecnici di allenatori della prima squadra ( Robson 96-97 e Serra Ferrer 2000-01) che si siano allontanati da quell’idea di calcio. Gli altri allenatori (anche se Van Gaal, Rexach, Rijkaard o Guardiola hanno impronte molto diverse), puliscono, perfezionano, modernizzano e approfondiscono l’idea di Cruyff (Rijkaard aggiorna il modulo, imponendo il 4-3-3 a tutte le squadre del club, al posto del 3-4-3). Guardiola, infine, arriva addirittura a sublimarla.

Insomma la forza del Barcelona dell’ultimo 20ennio è stata la coerenza:
- a una filosofia di calcio
- alla sua applicazione in tutte le squadre del club (formazione dei bambini compresa)
Il Real acquistava fuoriclasse, il Barça, creava una squadra. Marti Perarnau, storico giornalista catalano spiega che “ Per funzionare come tale, una squadra ha bisogno di alcuni principi che non si possono rifiutare:
- una idea di gioco
- la leadership forte di un allenatore
- spirito di collettivo
- rinuncia degli ego a favore della squadra
Su questi principi vanno inseriti i giocatori più adatti allo schema di gioco.”

Unica nota a questo: credo che la forza d’animo del club e della piazza sia derivata anche da fattori extracalcio. Il fatto che Barcellona all’inizio degli anni 70 era ancora una città tenuta nell’ombra da un Regime dittatoriale che in qualche modo la boicottava per far brillare la capitale (Barcellona era detta “la vedova”). L’arrivo di Cruyff nel ’73 rappresentò molto molto di più di un evento sportivo. Secondo Laporta, il presidente che ha creduto nei progetti Rijkaard e Guardiola:
http://www.youtube.com/watch?v=OeIkZkvD8gU
8:15: “Johann ha rivoluzionato la città e la Catalogna perché ha trasformato il calcio in un’opera d’arte”.

Il 20 maggio ’92 a Wembley il Barça alzava la sua prima Coppa Campioni. Nessuno avrebbe scommesso che, nei 20 anni successivi, quel gesto si sarebbe ripetuto altre tre volte, l’ultima destinata a essere ripetuta proprio nello stesso luogo della prima.
Eppure il primo successo importante, la Liga, era arrivato solo dopo 3 anni di lavoro da parte di Cruyff, cosa che in altri club avrebbe comportato l’esonero del tecnico, cosa che stava succedendo anche al Barça, non fosse stato per l’allora presidente Nuñez, che lo protesse e confermò (nell’89 cmq era arrivata la Coppa Coppe e l’anno dopo la Coppa del Re).
Quel 20 maggio, tutti capirono che la scelta era stata quella giusta: il Barcellona alzava la sua prima Coppa Campioni. E indossava una maglia arancione.

Fine del capitolo 1.
Per rinfrancarci da tante parolone… un video di silenzio. Parla il Calcio:
http://www.youtube.com/watch?v=JNee1m3nt0M
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:31

3a parte /
capitolo 2. La tattica: strategia, schemi e modulo

2.1. La strategia
- Mentalità dominante
- Concetti semplici ma efficaci: possesso palla e ricerca del gol
- Gioco posizionale e ritmo della palla
- La fase offensiva è la fase difensiva

2.2. Con la palla
- Squadra corta, linee vicine e difesa alta
- Presidio della metà campo avversaria
- Creazione degli spazi
- Allargare il campo

2.3. Senza palla
- L’equilibrio: pressing e gioco posizionale
- Lontano dalla porta
- Vicino alla porta

2.4. Il modulo: 4-3-3
====================================

2.1. La strategia

Mentalità dominante
Federica Pellegrini è oggi considerata la più grande atleta italiana della storia. Per 2 edizioni consecutive ha vinto il titolo mondiale nei 200 e nei 400 stile. Dopo l’ultimo oro ha commentato, senza fare una piega: "La 200 era la mia gara: nessuno doveva entrare in casa mia”.
Leggendo il blog “Le chiavi di Cruyff” (http://www2.elperiodico.es/blogs/blogs/ ... fault.aspx) che l’olandese tiene da 4 anni ( dove spesso striglia il gioco del Barça, nelle stagioni di transizione da Rijkaard a Guardiola), emerge un’idea di base della filosofia (strategia) che sta alla base del gioco ricercato, sia da Cruyff che da Guardiola, di cui il primo è il maestro riconosciuto.

L’idea è che l’atteggiamento di fondo sia quello del dominio: IO (squadra, non singolo..) decido il gioco, IO controllo la palla e le strategie e tu (avversario) ti adegui al mio gioco. La palla è mia. Come per la Pellegrini, “la partita è mia, e tu non ci entri”.
Il possesso esasperato della palla è prima di tutto la realizzazione di questa idea di dominio inteso come possesso della partita.
Mentalità vincente alla base, insomma.
Attenzione però perchè un calcio così legato alla mentalità si espone anche al suo opposto: se non sono in grado di pensare il dominio sull’avversario, e ho paura, tutto il ‘castello’ rischia di crollare. Ho aggiunto questa riga dopo Valencia-Roma, perché mi sembra che dopo lo 0-1 la squadra si sia spaventata, mentre sullo 0-0 giocava molto meglio.

Cerchiamo allora di capire come gioca il Barça di Guardiola, ma non in modo esclusivo: è importante capire quali siano i capisaldi tattici di questo calcio, aldilà delle differenze dei vari allenatori. Infatti il calcio praticato dai Barcellona (1988-2011) di Cruyff, Van Gaal, Rijkaard e Guardiola non è esattamente lo stesso dal punto di vista degli schemi, però sono le stesse la strategia (dominio cioè possesso della partita tramite la palla) e il modulo, un 4-3-3 che in alcune occasioni si converte in 3-4-3(specialmente all'inizio dei '90 con Cruyff), e che per tutti questi allenatori è un modulo tattico irrinunciabile, se si vuole mostrare un gioco tanto appariscente quanto equilibrato.
Anche a Roma vedremo un’interpretazione specifica di questo modulo, visto che, come lo stesso LE ha detto, modulo e tattiche saranno comunque adeguati all’organico a disposizione.

Giusto per capirci: per modulo si intende l'impostazione della disposizione in campo dei giocatori di una squadra, a seconda del numero di essi in difesa, centrocampo e attacco (4-4-2, 4-3-3, 3-5-2 ecc).
Invece lo schema è una tattica o strategia di gioco applicata in una partita. Si tratta di una impostazione da adottare in una particolare situazione di gioco o una strategia per risolvere una fase di gioco (es.: diagonali, marcamento a uomo o a zona, fuorigioco, pressing, il gioco sulle fasce, il tiki-taka stesso ecc.).


Concetti semplici ma efficaci: possesso palla e ricerca del gol
Il calcio barcelonista si basa su concetti tanto banali quanto efficaci:
- Se io ho la palla e tu no, tu non puoi segnarmi
- Più sto vicino alla tua porta, più possibilità ho di fare gol (e quindi: più lontano ti tengo dalla mia porta , meno possibilità hai di fare gol).
“El punto fundamental es el balón: dominar el balón. Esta es la idea básica del juego del Barça. Tenerlo, dominarlo, conquistarlo, recuperarlo y no perderlo nunca” spiega Marti Perarnau, uno dei maggiori giornalisti catalani.
Il possesso palla è inteso in modo ossessivo: la sfera va tenuta il più possibile. La Sfida per eccellenza del tiki-taka sembra essere questa. “Il segreto è quello che insegnano i maestri a La Masia: non perdere mai la palla , come ricorda Xavi, la cosa più importante di tutte.”

“Bisogna cercare sempre il calcio più semplice” è uno dei concetti base che reggono la strategia di questo calcio.
I problemi cominciano nel trovare – e nell’ applicare, in ogni situazione di gioco – un modo di giocare che soddisfi contemporaneamente questi (e altri, che vedremo) concetti, elementari ma efficaci.

Gioco posizionale e ritmo della palla
E proprio i ragazzini della Masia ci mostrano un gol che può essere considerato l’”essenza del calcio barcelonista”:
http://www.mundodeportivo.com/20110809/ ... 52588.html
(minuto 2:36)
Questa azione riassume i 2 criteri di gioco che Cruyff giudica basilari (e che consentono rendere concreti i concetti visti sopra): “Juego de posición y ritmo de balón” , ovvero le due cose di cui la squadra deve sempre avere il dominio.
In particolare i ragazzini ci mostrano come il movimento continuo ottenuto tramite ritmo veloce della palla e gioco di posizione possa essere sintetizzato nello schema, costante, “Control-Pase (passagio)-Movimiento”, schema che, ripetuto negli allenamenti, finisce per diventre quasi istintivo per la squadra.

Il generale, il gol dei ragazzini mostra l’essenza del calcio barcelonista cioè: ritmo veloce della palla e gioco di posizione che si traducono in un continuo movimento che, confondendo l’avversario, produce spazi attraverso cui si ottengono occasioni da gol facili.
Il fine di questo calcio è infatti il gol. Sembra una banalità, ma non è così, nel momento in cui in modo ‘ossessivo’ la squadra deve sempre giocare con l’idea di scavarsi la strada più diretta verso la porta avversaria. Non è la distruzione del calcio avversario, il fine, in altri termini; né il possesso palla fine a se stesso. Trame e dinamiche devono portare a calciare a rete in posizione molto favorevole.
Ma ovviamente non bisogna neanche subire gol… Faccio 2 premesse generali su questo tema.

La fase offensiva è la fase difensiva
1. Non bisogna ragionare con concetti come ‘difesa’ e ‘attacco’. Pensiamo sempre in termini di ‘fase offensiva’ e ‘fase difensiva’.
2. Come si vede nella sezione ‘senza palla’, nel gioco del Barça la fase offensiva è la base della fase difensiva, se vengono eseguiti correttamente ‘gioco posizionale’ e pressing.
La fase difensiva comincia infatti dal modo in cui i giocatori si schierano quando hanno la palla (devono essere in grado di pensare contemporaneamente la posizione ottimale sia per costruire sia nel caso perdessero palla: la superiorità numerica di zona) , continua col pressing insistito il più avanti possibile (comincia già sul portiere avversario) per sottrarre la palla e solo all’ultimo va intesa come tentativo ‘di corsa’ per fermare un avversario (insomma, quando Burdisso viene infilato in velocità, mi chiederei perché Borriello non ha fatto nulla per evitarlo.)
Il pressing è dunque la chiave nella fase di transizione, in cui si recupera il possesso della palla e si ristabilisce quella che è la condizione sovrana del calcio barcelonista: IO ho la palla e IO comando.

Vediamo allora cosa succede nelle 2 fasi classiche di una partita: durante il possesso palla e senza il pallone (e durante la transizione tra le due fasi).

// Fine 3a parte
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:33

4a parte //

2.2. Con la palla

Squadra corta, linee vicine e difesa alta
Quando ho la palla, devo garantirmi il massimo di possesso: come fare? Come spesso in questo calcio così razionale, la risposta è la più semplice: mantenendo i miei giocatori vicini: più siamo vicini e più è facile indovinare i passaggi ( a maggior ragione una squadra meno dotata tecnicamente avrà bisogno di stare più raccolta).

Aggiungendo a questo concetto l’altro già citato (Più sto vicino alla tua porta, più possibilità ho di fare gol) ottengo una squadra corta, il più possibile a presidio della metà campo avversaria. Con quali conseguenze?

Prima di tutto che la mia difesa dovrà essere alta, in modo che la squadra resti corta e gli spazi tra i miei giocatori siano ridotti così che sbaglierò meno passaggi. Le tre linee quindi (dif, cen, att) devono sempre cercare di stare unite tra loro.
E’ quasi epica l’ immagine suggerita da Cruyff (http://www2.elperiodico.es/BLOGS/blogs/ ... end-a.aspx) a proposito del Dream Team, la squadra da lui allenata che tra il 91 e il 94 vinse 4 Liga e 1 Coppa Campioni: Koeman (il centrale) che, all’entrata in campo, segnava una linea, 3-5 metri dietro la linea di metà campo. Come a dire: mai più indietro. “Marcar la linea (de defensa)”, in senso testuale: quella è l’ “altezza” ottimale che la difesa deve cercare di perseguire durante la partita.
Di conseguenza, anche la seconda linea, il centrocampo, si troverà più avanti del normale. Secondo Cruyff i 2 intermedi devono cercare di passare il più tempo possibile nella metà campo avversaria rispetto alla propria.
Squadra corta e compatta, dunque, come se il campo fosse piccolo , il che spiega l’utilità degli esercizi di allenamento in campi 4x4 e simili del rondo (il torello).

Presidio della metà campo avversaria
Allo scopo di caricare la metà campo avversaria del maggior numero di giocatori, in modo da ridurre gli spazi tra i propri giocatori e garantire migliori passaggi, spesso la squadra si sistema con 3 uomini sulla linea di difesa.
I due centrali si allargano sulle fasce (specie quanto Valdes ha la palla), in modo che il campo sia il più largo possibile. Il buco al centro della difesa viene allora ricoperto da Busquets che scala (De Rossi col Vasas e Viviani col Valencia). Questo schema ha come scopo quello di consentire agli esterni bassi di attaccare anche restando davanti. E’ per questo che i due centrali si allargano il più possibile, proprio per essere pronti a coprire lo spazio lasciato dai terzini.
Un esempio simile pare lo facesse anche Brasile di Dunga (http://www.zonalmarking.net/2010/03/03/ ... -quarters/)

In Italia spesso confondiamo la difesa a 3 pura, come questa (una delle basi del 3-4-3 originale di Cruyff e della grande Olanda) con quella ‘tarocca’ (alla Reja) che in realtà e ‘a 5’, perché i terzini restano fondamentalmente dietro e i centrali difensivi (di ruolo e magari ‘senza piede’) si tengono stretti nel mezzo. Nel calcio italiano, “difesa a 3” è quasi sinonimo di minestraro, mentre nella storia della tattica, l’invenzione della ‘3 pura’ (Ajax) è ritenuta una della maggiori innovazioni di calcio offensivo, proprio perché, banalmente, “3 dietro = 7 davanti (invece di 6)”.
La stessa Roma, palla al piede, si dispone spesso col 3-4-1-2.

Creazione degli spazi.
Raggiunto questo stato, alla manovra del Barça manca ancora una svolta per essere efficace. Raccolta nella metà campo avversaria e impegnata nella celebre ragnatela di passaggi, tuttavia la squadra sembrerebbe giocare contro se stessa, nel senso che così disposta, considerando l’avversario chiuso in difesa, sembra annientare la possibilità di qualsiasi spazio in avanti. No spazio, no gol.
Insomma, per assurdo una squadra così non forse perderebbe mai la palla, ma neanche segnerebbe mai. L’obiettivo fondamentale a questo punto diventa un altro: la creazione degli spazi e della profondità.
Il gioco del barça sembra quindi vivere per risolvere continuamente questo paradosso che il suo gioco stesso crea: annienta gli spazi opprimendo l’avversario e deve quindi essa stessa creare gli spazi di volta in volta.
Il possesso palla senza ricerca e la creazione della profondità è considerato un errore . La filosofia di questo calcio è molto semplice e razionale: ricerca il gol, sempre. Questa azione recente contro il Chivas è un bell’esempio: 39 passaggi senza trovare sbocchi: il 40° è un lancio dalla difesa che manda in porta Villa:
http://www.youtube.com/watch?v=20D-E-1XgVM

Il BArça Dream Team aveva questo schema classico: Koeman alza la testa dalla difesa e lancia dritto per Romario, a scavalcare il centrocampo. Gol in 2 tocchi. Come dicevo all'inizio del cap.2, questo calcio cerca prima di tutto il gol: più direttamente arriva, meglio è. Il resto, a pensarci, sembra quasi una necessità da ottimizzare..
Ovviamente si parla di uno schema ben diverso dal "lancione" tipo Kenneth Anderson con Mazzone (schema tipico del calcio italiano), in cui il lancione è fatto alla buona per trovare la torre che spalle alla porta tiene la palla per far salire la squadra; il 'koeman' della situazione è invece uno coi piedi da centrocampista che 'cerca' la punta con una palla calibrata e, soprattutto, la chiave è nel movimento di questa: sfruttando gli spazi creati dalla squadra, questa viene lanciata viso alla porta e in velocità, potendo sfruttare l'1vs1 col difensore o il portiere .

Dunque per creare gli spazi in fase offensiva, la squadra deve rinunciare a quella restrizione del campo che si era conquistata dalla cintola in giù, e dovrà quindi, davanti, provvedere al suo opposto, cioè ad allargare il campo.
Gli spazi si creano sia attraverso i movimenti sia attraverso il ritmo dei passaggi (torna la differenza indicativa tra Totaal voetbal e Tiqui Taca) .

E’ proprio il fine di creare gli spazi che spiega il senso dello stile tiki-taka: se l’evoluzione ha portato a giocare a 1-2 tocchi massimo è proprio perché un tempo maggiore di possesso di palla da parte di un giocatore toglierebbe a questa tattica la sua funzione principale, che è quella di confondere l’avversario e non dargli modo (e/o tempo) di rispondere alle tue iniziative. “Se i tuoi centrocampisti toccano la palla 2-3-4 volte prima di darlo via, addio agli spazi”, sentenzia Cruyff.
Questo perché il dubbio di un avversario significa l’apertura di uno spazio, dove, fino a quel momento, lo spazio non c’era.
Il ritmo dei passaggi deve dunque essere necessariamente alto.

In questo senso si dice di solito che un giocatore come Pizarro non è adattissimo a questo calcio. Non è una questione di qualità del tocco di palla, ma di ritmo di gestione della palla, perché il cileno era perfetto per un calcio (Spalletti) dove tenendo il pallone per 5-6 secondi, dava modo alla squadra di ripartire e fare male in avanti. In questo calcio, uno così rischia di creare danni nel senso che non crea gli spazi, non dà sfogo e profondità alla manovra. Soffoca la squadra.
Ma poi è sempre questione di allenamento e di volontà. Lo stesso Iniesta nei primi anni soffriva la posizione che oggi chiamiamo ‘alla Iniesta’, perché lui nasceva come un trequartista, portato ad avanzare palla al piede per cercare il gol o l’assist. Con Rijkaard c’erano problemi, perché lui non garantiva l’equilibrio come Deco, suo predecessore, e la squadra soffriva in fase difensiva, nonostante il partner di Deco e Iniesta era rimasto lo stesso, Xavi. C’è voluto un lavoro specifico di Guardiola per insegnare a Iniesta a ragionare in modo diverso, a essere un ‘postino’, cioè, come diceva Cruyff, un “cartero”: giocare il più semplice possibile per dar velocità al gioco e per mantenere la posizione in campo; in questo modo, in caso di perdita della palla, il giocatore è già pronto a difendere in virtù dell’ equilibrio posizionale ottimale.
(per saperne di più:
http://es.eurosport.yahoo.com/futbol/ge ... cle/75576/)

Allargare il campo
Nella necessità di allargare il campo, il movimento degli attaccanti è fondamentale. Diretto discendente (con differenze) dell’Ajax ’95 di Overmars e Finidi, c’è lo schema di tenere le 2 punte laterali molto larghe, in modo che aprano al difesa avversaria.
Come ogni altro schema, anche quello finalizzato alla creazione degli spazi è diverso da squadra a squadra. Il Barça di Guardiola è in linea con i trend tattici più attuali, come l’uso del ‘falso 9’ (Totti antesignano con Spalletti) , delle ‘ali invertite’ (l’esterno d’attacco mancino gioca a destra e quello destro gioca a sinistra in modo che invece di crossare, essi rientrino e cerchino la porta) e degli esterni bassi sulla linea d’attacco. Messi che arretra e lascia lo spazio centrale a Pedro che lascia libero lo spazio di destra dove irrompe Alves, per capirci.
Questo continua fluidità di movimento e gioco di scambio posizionale fa sì che, diversamente dal 4-3-3- tarocco (cioè il 4-5-1), nel Barça tutti e 3 i giocatori della linea offensiva giochino come veri attaccanti, aprendo il campo, cercando il gol ‘viso alla porta’, potendo aprire spazi per le incursioni da dietro.
“Il Barcellona fa sembrare il campo più largo di quanto non sia in realtà”, è la sintesi di Víctor Muñoz, ex centrocampista blaugrana e allenatore del Getafe.
E nella Roma? Cerco di rispondere nel capitolo 3. Diciamo che secondo me non essendo Totti mobile, LE cerca di usarlo più dietro: è lontano dalla porta, ma in questo modo può creare più spazi.

Ricapitolando quindi, riprendendo Perarnau:
“El punto fundamental es el balón: dominar el balón.” Da questo concetto ne derivano altri. I principali:
- “velocità nel passaggio
- pressing molto alto
- fraseggio costante a centrocampo per disorientare l’avversario
- allargare il campo in modo da ottenere profondità”

Sul possesso palla, c’è questo esempioin questo bellissimo blog (Manual para mantener la posesión):
http://paradigmaguardiola.blogspot.com/ ... esion.html

Esempio di una rete di passaggi infinita, ma finalizzata al gol:
http://www.youtube.com/watch?v=tOyZQSCe ... re=related
Risale a un Liverpool-Barca del 2001 (il nostro girone). Era la gestione Rexach, l'uomo che è stato assistente di Cruyff allenatore. La matrice ‘cruyffista’ è infatti palese.
Tra l'altro Rexach fu la persona che in 20 secondi o poco più decise che un bambino argentino dovesse essere arruolato nel Barcelona, al più presto, nonostante fosse minuto quanto una pulce...

Fine 4a parte// continua...
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:34

5a parte //

2.3. Senza palla

L’equilibrio: pressing e gioco posizionale
Abbiamo capito tutti, vedendo le partite con Psg e Valencia, quanto la perdita del pallone sia un vero e proprio momento drammatico per questo modo di intendere il calcio. L’ossessione di Xavi appresa a La Masia è indicativa: “Prima di tutto mai perdere la palla”.
Quando ciò accade, sono previsti alcuni modi di difesa, a seconda che la palla sia persa lontano o vicino rispetto alla propria porta.

In assoluto, però , lo schema difensivo supremo pensabile per questo calcio è uno: il pressing feroce nella metà campo avversaria teso alla riconquista del pallone.
Fondamentale in questo senso è il gioco di posizione che garantisce l’equilibrio: se i miei giocatori sono posizionati bene, sono pronti a riconquistare il pallone dopo averlo perso. Il gioco posizionale deve garantirmi superiorità numerica sull’avversario che mi ha sottratto il pallone.

In questa partita col Chelsea del Barça di Rijkaard si vede in modo impressionante come il tema fisso debba essere: posizionarsi in modo da garantire la superiorità numerica nella zona del pallone e, nel caso si perda palla, aggredire subito e riconquistarla. ‘La partita è mia, la palla è mia’:
http://www.youtube.com/watch?v=ssTH2Rhl ... re=related
(NB: Notare l’atteggiamento anche sullo 0 a 3…)
Se potete vederla, i primi minuti di Barca-Real 5-0 10/11 sono indicativi, in un paio di casi si vede il ‘blanco’ che ha recuperato il pallone venire subito circondato da 3 ‘blaugrana’.
Nel Barca Dream Team c’era un giocatore, Bakero, deputato al pressing nervoso e senza tregua sugli avversari. Piccolo e rapido, Bakero, posizionato dietro la punta, era poi in grado di inserirsi da dietro sfruttando gli spazi e andando a rete, a dimostrazione di come ogni giocatore in questo calcio debba avere qualità e funzioni valide e ottimali per entrambe le fasi di gioco. Si trattava infatti di uno che era partito come attaccante e che comunque ha sempre mantenuto una vocazione offensiva naturale.

In Roma-Psg il secondo gol comincia (guarda al 0:35 di http://www.youtube.com/watch?v=r4zNJAFd3Tc) quando, persa la palla a centrocampo, nessun circonda il giocatore del PSG nel momento in cui questo l’ha recuperata. Non si può aggredire perché non c’è il giusto posizionamento.
In Valencia-Roma, dopo 30’ l’unico attaccante che pressava era Bojan (l’unico che conosce il gioco)..

Quello che mi pare cruciale è che non esistono posizionamenti troppo distinti per l’attacco e per la difesa: le posizioni ottimali sono efficaci sia per attaccare che per difendere. La difficoltà del gioco del Barça sta particolarmente nella capacità di dare equilibrio, cioè nel far sì che i movimenti e i posizionamenti che generano l’esasperata fase offensiva siano ottimali anche per la fase difensiva. Infatti, coinvolgendo in continui scambi di posizione i centrocampisti, i difensori e gli attaccanti, il tiki taka è stile che comprende "sia la difesa, sia l'attacco in ugual misura" poiché “la squadra che lo adotta, essendo sempre in possesso del pallone non ha alcun bisogno di passare da difendere e attaccare” (Wikipedia).
Per questo, come dicevamo, l’Iniesta con la testa da trequartista non funzionava, perché prendeva palla e si sganciava troppo in avanti, lasciando la posizione.
Perrotta, calciatore le cui doti di intelligenza calcistica (insight) e comunicazione nessun allenatore ha mai messo in questione, ha messo a fuoco proprio questo aspetto dopo Vasas-Roma: “Faremo una buona stagione se avremo questi accorgimenti tattici quando si perde la palla”.

Il nodo decisivo che rende efficace il calcio barcelonista è quindi nella capacità di attaccare tanto e nello stesso tempo di difendersi. (“difendere verso l’alto” dice Cruyff, cioè verso la porta avversaria)
Se non fosse una pratica molto difficile, molte squadre giocherebbero questo calcio. Per questo ci vogliono condizioni particolari e la disciplina e l’affiatamento non sono optional ma necessità di base, perché gli sforzi (di cervello soprattutto) richiesti ai calciatori sono notevoli.
Non a caso il Barça è composto da ragazzi che vivono assieme da quando erano bambini (sì, il Barça è proprio la storia di Holly & Benji..); non a caso, una squadra che si avvicina molto a questo gioco è l’Arsenal di Wenger, che infatti è da anni pensato per essere composto da giocatori giovani e quindi più disposti al sacrificio e che più facilmente possono riconoscere nel ‘mister’ un leader da seguire.

Ma ovviamente il pressing richiede anche un gran dispendio di corsa. In questo senso, appare chiaro, vedendo le partite del Barca di Guardiola, come la vera fatica fisica venga deputata al pressing: nel momento in cui la squadra funziona bene in fase di possesso palla, cioè resta unita facendo girare la palla piuttosto che le gambe, i giocatori mantengono la freschezza per la fase di transizione, quando dovranno raddoppiare e triplicare sul portatore di palla avversario per riconquistare ‘el balòn’.
Altro esempio di come le due fasi vadano pensate come due facce della stessa medaglia.

Questi sono dunque i criteri generali. Vediamo quindi cosa succede se la palla viene persa lontano o vicino la porta.

Lontano dalla porta
Lontano dalla porta, gli strumenti di difesa principali sono compattezza e pressing delle punte. Nel pressing includo anche l’uso del fallo tattico come strumento sistematico di difesa.
Ricordiamo il principio banale che giustifica il pressing nella metà campo avversaria: più lontano ti tengo dalla mia porta , meno possibilità hai di fare gol. Per Guardiola, il sogno sarebbe quello di recuperare sempre il pallone nella metà avversaria, così che la palla resti lontana dalla porta di Valdés. In questo senso il Barça soffre quelle poche squadre che pressano alte, impedendo a Piqué di salire col pallone.

Pressing e fallosità delle punte sull’avversario sono il primo strumento di difesa. In una stagione, Messi, Henry ed Eto'o commisero più falli dei centrali Puyol, Rafael Márquez e Piqué. Eto’o stesso ha dichiarato in una circostanza “Preferisco pressare gli avversari che segnare gol”.
Nel Barça B di LE ci sono esempi chiari. Il pressing è ferocissimo già sui difensori: vediamo (http://www.youtube.com/watch?v=U-NzKOohx34, minuto 2:33) come segna il 3° gol .

Lo stesso Cruyff ha elogiato, come secondo difensore del suo Dream Team (dopo Koeman), un ‘certo’ Romário de Souza Faria.. che in carriera ha segnato 1.003 gol. http://www2.elperiodico.es/BLOGS/blogs/ ... end-a.aspx
Valencia-Roma è terminata 22-6 in quanto a falli.. Un esempio della mancanza di applicazione, soprattutto da parte delle punte.

Vicino alla porta
Se la squadra perde palla vicino alla porta, il compito è semplice: evitare il gol, senza mezzi termini; in secondo luogo, però, bisogna reimpossessarsi del pallone.
Qui se vogliamo entra in gioco la qualità del difensore come tale. Van Gaal usa il termine ‘killer’ per dipingere l’istinto che richiede ai suoi centrali.

Secondo Perarnau, 2 sono i ruoli base di cui questo Barça ha bisogno: Busquets, in fase di costruzione, e, in fase di distruzione, quello che lui stesso chiama “centrale correttore”, “rápido y especialista en emergencias”, che si affianca a quello capace di costruire e uscire palla al piede. Accanto a un Piquè che ‘crea calcio’, ci deve necessariamente essere Puyol, Abidal o Mascherano che svolge il ruolo classico del difensore che innesca la sfida uomo-a-uomo con l’avversario lanciato a rete.

Se non c’è una situazione di emergenza che richieda il killer Puyol, il Barça tende a attivare una sistemazione difensiva specifica: Busquets torna indietro, si mette tra i due centrali e la difesa diventa a 3.
Questo (http://www.zonalmarking.net/2010/07/16/ ... cup-final/) articolo inglese spiega come Busquets abbia svolto questo ruolo in modo brillante nella finale mondiale con la Spagna.

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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:38

6a parte

2.4. Il modulo: 4-3-3 (3-4-3)

Nelle parti precedenti ho cercato di capire i concetti generali del Barcellona ‘asociativo’, quindi comuni alle esperienze di allenatori diversi in epoche diverse.
In questa ultima breve sezione del 2° capitolo cerco di riepilogare alcuni concetti base della squadra di Guardiola, in particolare alcune strutture di gioco che vengono impiegate in tutte le situazioni.
Si tratta quindi di particolarità di questa squadra, quindi non è detto che siano utilizzabili, così come sono, in altri club con altri giocatori, ma aiutano a capire la filosofia di fondo, la stessa che LE sta applicando alla nuova Roma.
Ma di questo cercherò di parlare nell'ultimo capitolo...

Intanto abituiamoci a considerare il 4-3-3 ‘olandese’ come fratello gemello (separato alla nascita, diciamo..) del 3-4-3 (il primogenito…), anche se spesso quest’ultimo torna a prendere il sopravvento sul più celebre (ma anche affidabile) fratello.
Questo è ancora più evidente oggi, settembre 2011, nel momento in cui si è capito qual è l’orizzonte tattico che Guardiola vuole dare alla sua squadra: una maggiore flessibilità del modulo, intesa come un ritorno al 3-4-3 archetipico del Dream Team cruyffista; ma anche un’ espansione del calcio verso quei territori utopici sino ad ora presenti solo nelle menti dei visionari: ad esempio far giocare centrocampisti nella linea di difesa, quasi a realizzare le provocazioni di Sacchi (‘il campo dovrebbe diventare un enorme centrocampo’) e a toccare con mano la stella polare olandese (11 giocatori in grado di giocare il pallone).
Barca-Villarreal di inizio campionato è stata una partita emblematica, in questo senso.
Paolo Condò l’ha celebrata con bellissimo l’articolo intitolato “La rivoluzione di Pep: Guardiola difende a tre come Cruyff”: “Già nella scorsa stagione la frequenza con la quale Alves e Abidal attaccavano contemporaneamente le fasce veniva messa in sicurezza dietro dall'arretramento di Busquets sulla linea di Piqué e Puyol; una mossa propedeutica alla trasformazione attesa per quest'anno… E dunque la presenza in rosa di quattro centrocampisti di altissima qualità…si spiegava con l'intenzione di farne giocare tre alla volta. Essendo impensabile la sottrazione di un attaccante, non restava che togliere un difensore.”
L’articolo è poi corredato con un bel grafico in cui gli 11 di oggi erano sovrapposti, posizione in campo, con gli 11 del Dream team.
Prosegue Condò:“A proposito degli antenati del suo Barça, Guardiola dice sempre che Johan Cruijff ha dipinto la Cappella Sistina e che i suoi successori - lui compreso - hanno aggiunto qualche dettaglio e un paio di rinfrescate. Il 3-4-3 di lunedì, capace di annichilire una squadra di livello come il Villarreal con un calcio entusiasmante, in qualche modo è anche un omaggio a Cruijff e al suo Dream Team, che vent'anni fa diede al Barcellona la prima Champions utilizzando quel modulo. In realtà le differenze sono molte, come molto però è anche il tempo passato senza che il club blaugrana perdesse la sua coerenza tattica: e questo è il motivo per cui il vivaio rifornisce così copiosamente la prima squadra. Cruijff resta ancora oggi il primo ispiratore dei movimenti offensivi - tagli e riccioli - del Barça..”. La fase difensiva, aggiunge, è invece figlia del Milan di Sacchi col suo pressing feroce.
In conclusione, “e' probabile che il Barça d'ora in poi alterni i due moduli.”
Ma in quali occasioni e in base a quali criteri? Chiediamolo a Xavi “Von Karajan” Hernandez..

La superiorità numerica

Ci spiega il n°6 blaugrana: “Dipende anche da come gioca l’avversario. In Spagna quasi tutti giocano con una punta, una mezzapunta e due esterni: serve la difesa a 4. Ma se giochiamo contro una squadra con due punte fisse, basta quella a 3: con 4 difensori perdi un uomo a centrocampo, è stupido. Se lo usi più avanti crei superiorità, hai sempre la palla. Se poi gli avversari marcano a uomo, la superiorità si sposta in difesa. A quel punto Piqué avanza di qualche metro ed ecco che in mezzo al campo siamo 4 contro 3, o 5 contro 4. È ciò che facciamo in allenamento, con un pivote (il mediano basso) che gioca con la squadra che ha la palla. Anche le partitelle sono così: 6 contro 5, 7 contro 6, 8 contro 7”.
(Nota a margine: anche le partitelle di LE si svolgono tra squadre asimmetriche).

E’ dunque la superiorità numerica il concetto che guida, nello specifico, schemi e movimenti dei giocatori in campo.
“Guardiola ci chiede sempre di cercare la superiorità” prosegue Xavi . In questo modo si crea lo spazio decisivo da riempire. “Se questa superiorità si realizza a metà campo , molto meglio”.
Questo perchè il centrocampo è la zona cruciale, dove si svolgono le 2 fasi di transizione: quella da possesso a perdita e quella da perdita a possesso. Una corretta superiorità garantisce successo in entrambe le transizioni.
“Nella finale di Champions’11 abbiamo dominato perchè a centrocampo eravamo in 4, mentre loro in 2 più Rooney”.
Copyright Mr.Hernandez.

La domanda successiva è dunque: come fai, sul campo, a creare, in modo costante e strutturale, superiorità numerica?
Sapendo che è ben più di una figura geometrica, e un po’ meno di un grosso casino amoroso, il buon Pep l’aveva considerato eccome, il triangolo …


Il triangolo sì

Il 4-3-3 è uno schema nel quale si formano continui triangoli, dalla difesa fino all'attacco:

X------X-------X-----X

--- ------ X------------

-----X----------X-----

X-----------X----------X


Nel corso della partita ovviamente il disegno tattico si modifica sia col pallone che senza, e in molte occasioni il modulo reale, palla al piede, è questo, un 2-3-2-3 anch’esso composto da una serie di triangoli interconnessi:

------X--------X-----

X--------X---------X

------X--------X-----

X----------X-------X

(questo bel video mostra i differenti modi in cui il Barça ha fatto ripartire l’azione nel celebre 5-0 sul real di mourinho:
http://www.youtube.com/watch?v=OSbbhS2c ... re=related)

Riprendo questa lezione dal blog di Cristian Pulina.
“Sovrapponendosi il terzino all'ala, mentre il primo sfrutta la parte più esterna della fascia, il secondo può andare via verso l'esterno o verso il centro, è tutto un gioco di posizione, attirando gli avversari fuori dalla loro zona e cercando sempre di attaccare in parità di condizioni, sempre "1 contro 1" e non "1 contro 3" e sempre difendendo "2 o 3 contro 1" e non "1 contro 1", ed è da qui che nasce il potere del 4-3-3, perché per avere combinazioni corte e rapide la miglior maniera è formare piccoli "torelli", grazie ai quali riuscire non solo ad avanzare ma anche, in caso di perdita del pallone, mantenere la superiorità numerica sull'avversario, un avversario che inoltre afissi con un pressing da parte di due o tre giocatori di quei numerosi triangoli dei quali parliamo.”
Il "triangolo" è dunque la migliore arma del Barcellona, sia per asfissiare il rivale col suo pressing, sia per stordirlo coi suoi passaggi (altra ragione per cui il 4-3-3 “non è negoziabile per questi tecnici, perché se desideri sviluppare questa filosofia, di gioco di posizione nell'aspetto creativo e di pressing alto nell'aspetto distruttivo, questo schema senza dubbio è il più adeguato per metterla in pratica con successo”).

In fase di costruzione, a centrocampo, il giocatore che porta palla e ha sempre due compagni (i due vertici del triangolo) a pochi metri, ha sempre almeno 2 opzioni di passaggio. Inoltre, così, ci sono sempre 3 giocatori pronti a pressare, in caso di perdita della sfera, sul possessore di palla.

Il triangolo è dunque una chiave dell’efficacia del possesso palla del Barça. Si può dire che l’intera formazione sia costruita sul principio del triangolo. Come giocatore, se non sei già all’interno di un triangolo, ti stai muovendo per formarne uno.

Per capire meglio i vantaggi, si può vedere la differenza tra una struttura “triangolare” (4-3-3) e una “quadrata” (4-4-2), che questo articolo (http://www.futbolforgringos.com/tactics ... 1-2-3-2-3/) , che sintetizzo , spiega. Le grafiche sono molto interessanti.
In particolare questo deve far pensare alle opzioni di passaggio che si aprono per i centrocampisti, intenti a costruire azioni pericolose. Possiamo proprio dire che Xavi e Iniesta pensando “in modo triangolare” come nel grafico, possono avere sino a 6 opzioni di passaggio in ogni momento (p.e. Xavi ). Il 4-4-2 invece è intrappolato una mentalità “quadrata”, per cui al centrocampista centrale sono consentite solo 4 opzioni di passaggio (ovviamente sono schematizzazioni, nessuno gioca o ha mai giocato un 4-4-2 rigido e statico).

Crescono le opzioni di gioco, quindi. “Il Barcellona di Guardiola rappresenta il top perché è il team più creativo del mondo” ha detto Heynckes, allenatore del Bayern. Ma la creatività – e questo è il punto – non è (solo) la misura dei dribbling di Messi o dei cambi di direzione di Villa o degli assist di Iniesta. La creatività in questa filosofia è intesa come capacità di creare il maggior numero di opzioni e possibilità di gioco, quindi di azioni da gol. Più opzioni un giocatore ha , più probabilità ha l’azione di ottenere successo. Se poi hai una coppia cervello-piede come quella incarnata da Xavi e gli dai modo di scegliere sempre tra almeno sei possibilità, ecco che le chance che lui scelga quella più efficace e la metta in pratica sono alte, molto alte.

/fine 6a parte e 2° capitolo // Segue...
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:41

7a parte // aggiunta..

2.5. Direzionare talento e fisicità

Esaltazione del talento

Uno scritto sul Barcellona sarebbe scorretto se non riportasse questa frase: che un simile calcio non potrebbe essere realizzato in modo efficace senza giocatori di grande talento.

Un gioco così esigente è stato realizzato con giocatori di straordinario talento :
- tecnico (Romario, , Stoichkov, , Rivaldo, , Etoo, Henry, Messi, Alves, Pique, Villa...)
- di pensiero (Guardiola, Koeman, De Boer, Marquez, Xavi, Iniesta, Busquets...)
- di disciplina (Bakero, Luis Enrique, Cocu, Sergi, Puyol..).

Stefan Kovacs, il tecnico inventore, assieme a Michels, nell’Ajax, del calcio totale, sintetizza con chiarezza: “Un giocatore non è certamente un automa e non dovrebbe mai giocare una partita così. Proprio al fine di esprimere la loro personalità è necessaria una partitura, come un violinista o un autore. E' da questo che il loro comportamento in campo evolve, aggiungendo a ciò il necessario rigore, il lavoro di creazione e la propria classe”.

Questo rapporto tra talento e tattica è reciproco:
- da una parte la struttura tattica è al servizio del talento a disposizione, e a questo si applica, cioè mira a far rendere al massimo le caratteristiche dei singoli;
- dall’altra la selezione del talento avviene sulla base della filosofia tattica che negli ultimi 20 anni ha guidato il calcio del club.

E’ dunque un circolo virtuoso animato da una dinamica di forte meritocrazia. Se infatti la lista , sopra espressa, dei talenti del barca 88-2011 fa girare la testa, non credo sia di secondo piano quella dei talenti che sono stati esplicitamente ceduti nel picco della loro fortuna:
Maradona a 24 anni, a 29 anni, Romario a 28 anni, a 30 anni, a 28 anni, Ronaldo a 22 anni, Rivaldo a 30 anni, a 31 anni, a 28 anni, Etoo a 28 anni Ibra a 28 anni…

Nessun paragone possibile con la Roma (si entrerebbe nel merito delle finanze e non voglio assolutamente), se non ricordare che un progetto definito e durevole ha questo grande vantaggio: il fatto di poter direzionare il talento in base al quale selezionare i giocatori.
Ecco che quello che sembra un calcio lasciato in ‘ostaggio’ ad allenatori molto tattici, esigenti e rigidi, in realtà si dimostra un tipo di calcio che, oltre a mettersi al servizio del talento, potrebbe consentire a un club di avere molte garanzie quando si acquista (o si investe su) un nuovo talento, che puo’ essere inserito in un contesto tattico noto e sperimentato e che va aldilà della personalità del singolo allenatore.
E questo in gran parte spiega la politica, molto interessante, che prevede la cessione della ‘stella’ attorno ai 29-30 anni.

Nel rapporto tra tattica e tecnica, tra prevedibilità e imprevedibilità, ripetitività e genio, si potrebbe, volendo, andare oltre, osare su territori più teorici e ‘difficili’ da seguire, ma di assoluto fascino, al limite dello studio dei sistemi.
Oscar Cano Moreno, allenatore autore del libro "Modelo de juego del F.C. Barcelona", che ha seguito quotidianamente il lavoro di Guardiola, ha parlato di “disorganizzazione organizzata”, nel descrivere il rapporto tra il supporto tattico e il talento individuale.
“Parliamo di una squadra con una miriade di automatismi , di regolarità molto concrete, però queste sono sempre al servizio del talento dei giocatori. .. Quella stessa ‘disorganizzazione’, creata dalla genialità di simili giocatori quando giocano assieme, va generando un’altra forma di ordine. Questo credo sia una differenza tra il Barcelona e altre squadre”.

Così, parlando della ricerca dell' "uomo libero" (lo spazio), che in fase offensiva è la direttiva per trovare sbocchi da gol, Cano riconosce la presenza di tanti automatismi e regolarità , "ma la differenza come sempre in questo gioco la fanno i grandi giocatori".


Specificità fisica

In merito alla fisicità della squadra, Guardiola ha operato una scelta netta e drastica: privilegiare giocatori agili, piccoli e leggeri. Chiunque nota questa caratteristica anche solo guardando per pochi minuti una partita del Barca. Proprio questa settimana Sconcerti evidenzia questo punto in un articolo su Sette. Fatto salvo che la base del lavoro del ‘Pep’ è costruita da molte delle teorie di cui ho riassunto nel topic, è evidente che la strada maestra verso il “piccolo aggiustamento” che avrebbe dato alla Cappella Sistina dipinta da Mastro Johann , sia lastricata della scelta di puntare sull’agilità fisica: giocatori dinamici per un calcio elastico, che con la loro fisicità esaltano:
- in fase difensiva la possibilità di realizzare un pressing sempre carico di raddoppi e triplicazioni (estremizzazione del Milan di Sacchi, come visto sopra);
- in fase offensiva la possibilità di creare movimento e con esso spazi da occupare con rapidità ed efficacia.

E’ un tema noto ed evidente, ma andare a leggere i dati delle stelle attuali del Barca fa impressione, perché davvero sembra una squadra costituita da ‘freaks’.. (considero solo esterni di difesa + centrocampisti di costruzione + attaccanti):

nome – peso – altezza
ALVES 64 171
ADRIANO 67 172
XAVI 66 170
INIESTA 65 170
THIAGO 71 172
FABREGAS70 180
VILLA 69 175
PEDRO 64 169
MESSI 67 169
SANCHEZ 69 170
AFELLAY 76 180

Pedro pesa 64 chili. Nessun centrocampista supera i 70 chili. Se escludiamo la (poco soddisfacente) riserva Afellay e il neo acquisto Cesc, nessuno dei giocatori ‘di movimento’ supera i 170 cm, a eccezione di Villa.

Per avere un’idea, la Roma è messa così:
ROSI 80 184
ANGEL 75 182
CICINHO 68 172
TADDEI 70 176
PERROTT 71 180
PJANIC 68 180
GAGO 72 178
PIZARRO 64 170
SIMPLICI 69 173
LAMELA 74 183
BORINI 77 180
BORRIELL 73 180
OSVALDO 81 182
BOJAN 65 170
TOTTI 82 180

Per dire, Borini pesa 13 chili più di Pedro; Angel e Rosi sono entrambi 10 cm e quasi 15 chili più alti e pesanti di Alves e Adriano; Pjanic è 10 centimetri più alto di Xavi e Iniesta; Totti, Osvaldo e Borriello accumulano una media di 20 tra cm e chili in più rispetto al trio di punte blaugrana. L’unico attaccante coi parametri in regola è Bojan Krkic che, come sappiamo, è ancora un giocatore del FC Barcelona…

Per capirci, il Barca di Rijkaard campione d’Europa 2006, che Guardiola ha ereditato nel 2008, era una squadra più disomogenea, difatti anche meno armonica sul campo:

V.BRONCK. 67 178
OLEGUER 82 187
DECO 73 174
INIESTA 65 170
RONALDINH80 182
GIULY 62 164
ETOO 75 180

I dati danno dunque evidenza della scelta drastica del Pep, cominciata con l’allontanamento di Ronaldinho e Etoo, proseguita col fallimento dell’esperimento Ibrahimovic, e terminata con l’ingaggio di Sanchez , ennesimo “nanetto volante” ma anche giocatore già indottrinato a un certo calcio, essendo stato, nel Cile, agli ordini di Bielsa, altro mentore di Guardiola , che colgo finalmente l’occasione di menzionare (a proposito, anche lui è in grossa difficoltà, sulla panchina dell’Athletic Bilbao: 1 solo punto in 4 partite . Bisogna avere pazienza, cari baschi…)
.
Ripeto il concetto che il Barca di Guardiola è solo una versione possibile (diciamo l’evoluzione della specie) dei molti ‘barca’ esistiti e che potrebbero esistere. Ma d’altra parte il calcio si evolve nel suo insieme, quindi capire quali siano oggi le armi decisive del barca è necessario perché questa squadra vince (io preferisco dire: gioca bene e con successo) nel calcio contemporaneo (che conosciamo: superveloce, supertattico ecc). Se, in altre parole, l’evoluzione ha fatto emergere l’agilità come componente decisiva nel calcio del barca, è lecito chiedersi, per esempio, se un Giovinco farebbe tanto peggio di un Borriello o anche di Totti stesso.

Anche per questo è molto interessante che LE abbia scelto uno come Osvaldo, là davanti. Segno che il suo calcio può essere diverso da quello di Guardiola.

O no? Di certo, siamo già fuori tema, e fuori capitolo…

Fine 7a parte // segue...
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Messaggioda carlomatt » martedì 17 gennaio 2012, 13:42

I rischi di gioco

Lo sbilanciamento che naturalmente la squadra subisce in fase di attacco rende necessaria almeno una riflessione sui rischi che vengono deliberatamente assunti con questa strategia.
Molti osservatori sostengono che il modo meno efficace di affrontare il Barcellona di Guardiola sia quello di chiudersi e aspettarlo. Nel tentativo di capire gli aspetti più generali del gioco – perché non esiste nessuna formula magica per battere una squadra che si può battere in modi diversi e opposti – vogliamo sottolineare come questa fase di ‘assedio’ nella metà campo avversaria sia esattamente lo stato di cose che il calcio barcelonista ricerca.
Oscar Cano Moreno, allenatore autore del libro "Modelo de juego del F.C. Barcelona", che ha seguito quotidianamente il lavoro di Guardiola, è convinto che Il Barça di Guardiola sia una squadra "che si sente a suo agio quando maneggia la palla e la squadra avversaria si piazza dietro la linea della stessa. Può sembrare paradossale, ma in questo modo la squadra raggiunge quella tranquillità data dalla consapevolezza che la squadra avversaria non può contrattaccare".
Dunque la maggiore densità di uomini di entrambe le squadre nella metà campo avversaria sarebbe una situazione favorevole, il che è spiegato dalla straordinaria efficacia degli "attacchi combinativi", attraverso cui vengono ritagliati gli spazi nel muro difensivo.

E' chiaro che, viceversa, in fase di proprio contrattacco, il Barça trova maggiori spazi a disposizione; ma questa situazione presuppone un avversario più avanzato, che dunque è logicamente più insidioso, mentre, al contrario e molto semplicemente, si preferisce tenerlo lontano dall'area.
Non è un caso che l'ultimo Mourinho abbia affrontato il Barça in modo molto aggressivo, pressando nella metà campo blaugrana, e che anche il Porto nella Supercoppa abbia messo in seria difficoltà i catalani con la stessa strategia.

Una corretta obiezione è che il Barça, schiacciando troppo l'avversario, rischi sia di congestionare gli spazi offensivi sia di lasciare ai rivali la possibilità di contropiede letali.
Cano non nega che il Barça lasci degli spazi, persino ampi, dietro di sè, ma si fa una domanda chiave: "Gli spazi esistono: ma possono essere sfruttati dall'avversario? La mia risposta è no, per i limiti spaziali e temporali imposti dal pressing dei giocatori del Barça.". Anche perché, per difendersi, l'avversario avrà rinunciato a giocatori da impiegare nella metà campo rivale.
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Messaggioda stargazer » martedì 17 gennaio 2012, 13:54

Caro Carlo, io piano piano l'avevo letto tutto, dall'inizio :cool:

Hai fatto cmq bene a riportarlo per intero, così è più comodo da leggere 8)
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Messaggioda stargazer » martedì 17 gennaio 2012, 14:08

Qualche commento è d'obbligo visto la qualità dello scritto, che avrei voluto leggere sulla stampa romana invece delle solite ansie, problemi, scadenze di contratti, gente che se ne va, quella sensazione (indotta) che tutto sta per crollare da un momento all'altro... Ma vabbè, "se avessi avuto una grande stampa romana...". Oppure avrei voluto leggerlo da Ygghur, invece delle invettive gratuite su "Luigi Enrico" :grin:

Insomma, leggendo questo bellissimo lavoro si capiscono molte cose. Per esempio, "allargare il campo" lo intendo soprattutto in larghezza, con una disposizione delle punte molto ampia e la sovrapposizione degli esterni (i c.d. "terzini") per risucchiare uomini fuori dall'area e creare gli spazi per battere a rete. Inoltre la necessità di un pressing molto alto da parte degli attaccanti rende Borriello completamente inadatto a questo tipo di gioco mentre Osvaldo è estremamente funzionale, anche se magari Marco come attaccante di peso è migliore.

Stesso dicasi per Pizarro. Il fraseggio a centrocampo deve essere molto rapido, ritmato , 1-2 tocchi, per disorientare l'avversario e cercare improvvisamente lo spazio. Invece il Pek tende a gestire a lungo il pallone, cosa che con Spalletti dava tempo ai centrocampisti di inserirsi, mentre con Lucho "ingolfa" il gioco.

Interessanti anche i progressi annotati per la Roma, come nel team building o a Catania, e la consapevolezza del "passo indietro e 2 avanti".

Ero già molto fiducioso, da subito, anche nei momenti peggiori. Ma leggere questo eccellente lavoro mi ha dato ancora più ottimismo per il futuro. Non si parla di vincere oggi, forse nemmeno l'anno prossimo, ma sono sempre più convinto che fra pochissimi anni saremo la squadra da battere 8)
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