I nuovi proprietari del Milan

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I nuovi proprietari del Milan

Messaggioda caligola » venerdì 6 ottobre 2017, 17:53

http://www.liberoquotidiano.it/news/spo ... lliot.html

Milan in bolletta, buco da 200 milioni: il club finirà al creditore Elliott

5 Ottobre 2017

Mettiamola così. Quando Yonghong Li, il magnate cinese con un patrimonio stimato intorno ai 500 milioni di euro, ha deciso di acquistare il Milan con un’operazione da circa un miliardo, era consapevole di avere un sentiero abbastanza stretto e impervio davanti a sé. Il primo tornante, quello più impegnativo, prevedeva il sostegno di potenziali investitori di Pechino. La seconda curva, non meno pericolosa, puntava sull’allestimento di una squadra che gli consentisse di arrivare con relativa tranquillità in Champions League.

Mentre la terza svolta a gomito riguardava la creazione di un sistema di academy in Asia capace di generare un flusso di cassa costante da un centinaio di milioni all'anno. Bene, mai come in questo momento possiamo dire che il cammino di Mister Li è sull’orlo di un precipizio. Il 18 ottobre c’è il Congresso del Partito Comunista cinese e monta l’attesa per le decisioni sugli investimenti all’estero. Ci sarà la stretta tanto temuta dai nuovi proprietari del Milan? Secondo quanto ha appreso Libero da fonti vicine all’operazione, non solo ci sarà un taglio della liquidità portata fuori dai confini nazionali, insomma addio a nuovi soci dagli occhi a mandorla, ma il governo cinese sarebbe pronto a chiedere ai principali finanziatori del proprietario del Milan di rientrare dall’operazione riportando a casa i soldi versati per l’acquisto dei rossoneri da Silvio Berlusconi.

I nomi sono abbastanza noti. Da una parte c’è Huarong, il colosso pubblico dell’asset management che vanta utili per poco meno di due miliardi. E dall’altra il fondo di venture capital Haixia, che ha nel cda rossonero il direttore generale Lu Bo. Nessuno sa i numeri precisi, ma stime verosimili fanno credere che la possibile uscita delle due potenze finanziarie asiatiche creerebbe nelle casse di Mister Li un buco non inferiore ai 200 milioni. È finita qui? Non proprio. Perché anche il piano B della società rossonera rischia di vacillare. Da settimane infatti si parla di operazioni ben avviate con le banche americane Goldman Sachs e Bofa Merrill Lynch per rifinanziare i circa 300 milioni prestati dal fondo Elliott ai cinesi. Quei soldi sono stati così ripartiti: 180 milioni sono andati alla controllante Rossoneri Sport Luxemburg mentre altri 120 sono arrivati all’Ac Milan attraverso due bond che vanno rimborsati entro la fine del 2018.

Semplificando, la domanda è questa: Goldman e Merrill sono disposte a mettere una cifra così importante (l’operazione dovrebbe farsi con una cessione dei diritti televisivi) per coprire il rosso di una società lussemburghese che peraltro rischia di perdere i suoi principali finanziatori asiatici? Difficile, molto difficile. E lo stesso discorso vale anche per eventuali soci stranieri fuori dai confini cinesi. In questi giorni sono circolate cifre molto alte che valutano il Milan intorno agli 800 milioni, esclusi i debiti, contro i 520 (più 220 di debiti) sborsati ad aprile.

Ma anche qui la domanda sorge spontanea: riusciranno i nostri a trovare investitori pronti a rischiare 200 milioni di euro per prendere il 25% di una società di calcio che si trova in queste condizioni di incertezza? Per Yonghong Li e compagni, purtroppo, la risposta sembra abbastanza scontata. Quindi? A oggi, tenendo presente che novità e colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, la strada più probabile sembra quella che porta il Milan direttamente nelle mani del fondo Elliott. Che ovviamente non avrebbe nessun interesse a tenerselo in pancia. E così la giostra ripartirebbe dal via.

di Tobia De Stefano
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Re: I nuovi proprietari del Milan

Messaggioda Ranieri » sabato 7 ottobre 2017, 10:51

Aveva ragione Raiola (e qualsiasi persona sensata che ha seguito un po’ la storia)


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Re: I nuovi proprietari del Milan

Messaggioda agente19 » sabato 7 ottobre 2017, 17:20

Allora aveva ragione anche Pallotta!
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Re: I nuovi proprietari del Milan

Messaggioda carlomatt » lunedì 9 ottobre 2017, 9:07

Soprattutto aveva ragione Pallotta che nel mondo della finanza è sicuramente più addentrato di quel coglione di Fassone. Adesso mi aspetterei le scuse di Fassone visto che un paio di mesi fa ha fatto lo stronzo dando del cialtrone al presidente.
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Re: I nuovi proprietari del Milan

Messaggioda carlomatt » lunedì 30 ottobre 2017, 11:59

I debiti del Milan: Berlusconi accusa, Fassone smentisce. Dove sta la verità?

da Simone Nastasi

“So che il Milan ha problemi finanziari. E mi preoccupa il silenzio di Mister Li”. Se l’affermazione l’avesse fatta il presidente della Roma James Pallotta forse, non sarebbe stata neanche una notizia. D’altronde il finanziere di Boston sul tema, come sanno bene i lettori di Io Gioco Pulito, ha già detto la sua nel mese di luglio. Ma se a profferire un’affermazione del genere è invece nientemeno che Silvio Berlusconi, allora il discorso cambia. Chi meglio di Berlusconi può sapere come stanno veramente le cose? E perché un’affermazione del genere che ha gli effetti di un’autentica “bordata” sull’ambiente rossonero? E solo a pochi mesi dal closing per giunta, la tappa finale che ha portato al definitivo passaggio di consegne dalla Fininvest del Cavaliere alla Rossoneri Investment guidata appunto da mister Li Yonghang. Del quale ciò che si conosce meglio sono appunto i debiti che riguardano il Milan. Soprattutto quelli con il fondo Elliott, la società americana che ha prestato a mister Li i soldi necessari per concludere l’operazione.

Un prestito che ammonta a circa 300 milioni di euro che la società Rossoneri Investment dovrà restituire entro l’ottobre del 2018. Ed è proprio al fondo Elliott che Berlusconi ha fatto riferimento parlando della situazione finanziaria del Milan. Arrivando ad affermare, a proposito del fondo americano, che “è molto probabile che in primavera subentri” alla guida della società, al posto della cordata cinese. Questo perché, come ha detto l’ex presidente, se l’andamento in campionato continuasse ad essere l’attuale, con la squadra di Montella reduce dalla quinta sconfitta in campionato (la quarta negli scontri diretti con Lazio, Roma, Inter e Juventus) difficilmente l’obiettivo di un piazzamento in Champions League potrà essere raggiunto. E senza il piazzamento in Champions verrebbero a mancare pure i soldi. E a quel punto, che cosa potrebbe succedere? Come abbiamo già scritto, in quel caso, lo scenario più probabile, considerando le garanzie concesse ad Elliott per la concessione del prestito (tra cui il pegno sulla quote di maggioranza del Milan), e alla luce del diritto lussemburghese (la Rossoneri Investment che controlla il Milan ha sede in Lussemburgo) è che la proprietà del Milan passi proprio al fondo americano. Un’ipotesi che invece l’AD Fassone sembra escludere del tutto dichiarando, e proprio in risposta alle affermazioni di Berlusconi, che “non ci sono problemi finanziari e le cose stanno procedendo i piani”, aggiungendo che queste voci sui problemi del Milan sono solo “inesattezze”. La domanda sorge spontanea:dove sta la verità? Per sapere la risposta basterà aspettare qualche mese. Dopo di che si potrà sapere chi tra i due, Berlusconi e Fassone, aveva ragione.

Mio personalissimo pronostico: il Milan finirà nelle mani del fondo Elliott perchè il cinese non ha i 300 milioni (più interessi da strozzino) da restituire. Dopodichè arriverà Berlusconi (che nel frattempo sarà tornato al governo grazie a Renzi) che con poco più di trecento milioni ricomprerà il Milan dopo averlo venduto per 800 milioni e farà la figura del salvatore della patria.
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Re: I nuovi proprietari del Milan

Messaggioda carlomatt » giovedì 23 novembre 2017, 11:11

Il Milan in mano a uno sconosciuto grazie al silenzio degli advisor

Come è possibile che un perfetto sconosciuto si sia preso il Milan? La risposta più credibile arriva da un ex banchiere passato al private equity: “Business is business. Un’operazione da 740 milioni, debiti compresi, genera commissioni milionarie per tutti. La volontà è sempre quella di chiudere”. Quello che conta davvero quindi è incassare una cifra tra l’1 e il 3% dell’operazione nel rispetto della legge e della compliance: scoprire chi fosse davvero Yonghong Li probabilmente non sarebbe convenuto a nessuno.

Silvio Berlusconi aveva promesso di lasciare il Milan in mani più forti delle sue, così non è stato. Perché? Probabilmente perché la priorità di Fininvest era quella di incassare 520 milioni di euro in contanti, chiudere 220 milioni di euro di debiti e rientrare dei quasi 90 milioni di euro spesi per la gestione ordinaria del club da agosto 2016 ad aprile di quest’anno. Anche perché l’estate 2016 è quella in cui la vita dell’ex premier sembra appesa a un filo: viene operato a cuore aperto e qualcuno teme che possa non riprendersi più. Vendere il Milan è allora fondamentale per evitare tensioni in famiglia.

Leggi anche Milan, i salti mortali di Yonghong Li per far rientrare 8 milioni dalle Isole Vergini

Business Insider Italia ha provato a contattare tutti gli advisor coinvolti nell’affare, ma nessuno ha voluto rispondere. Rothschild che ha seguito i cinesi si è limitata a un secco “no comment”, così come lo studio Chiomenti che dopo aver curato la parte legale per Fininvest ci ha fatto sapere di non volere rilasciare “alcun commento, come da prassi su tutte le operazioni su cui è coinvolto”. Lo studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli – advisor legale dei cinesi – non ha mai risposto alla nostra richiesta di chiarimenti – sebbene l’avvocato Cappelli sieda nel cda Milan -, così come Lazard (advisor finanziario di Finivest). Nessun commento neppure da Giacomo Ridella, il 34enne notaio genovese che ha autenticato l’atto.

Da un punto di vista formale, contestare il lavoro fatto dai professionisti è impossibile: il venditore ha fornito tutti i numeri a sua disposizione; il compratore li ha studiati e ha messo insieme – con fatica – la cifra richiesta. Con un piccolo sforzo in più, però, si sarebbe potuto scoprire chi fosse Yonghong Li: bastava interrogare a fondo le banche dati cinesi per verificare come le miniere di fosforo non fossero del broker cinese. Una ricerca approfondita costa qualche migliaia di euro.

Di certo non ci si poteva aspettare che fosse Marco Fassone a interrogarsi sull’identità del suo nuovo datore di lavoro: con l’uscita di scena di Sal Galatioto e Nicolas Gancikoff, il manager piemontese si è trovato promosso da direttore generale ad amministratore delegato. Un’occasione imperdibile dopo una lunga gavetta in giro per l’Italia. Eppure qualche sospetto sarebbe dovuto venire anche a lui così come a Community Group di Auro Palomba che di Li ha curato tutta la comunicazione: per chiudere un’operazione del genere servono settimane se non mesi di due diligence, invece, dall’uscita allo scoperto di Yonghong Li alla firma del preliminare passano giorni.

I capofila della cordata sono stati a lungo Galatioto e Gancikoff che all’improvviso escono di scena. Perché? Dopo mesi di trattative i cinesi tentennano, mostrano di non avere tutte le garanzie necessarie a chiudere l’operazione. Galatioto chiede chiarezza sulla reale capienza di Li perché le notizie da Pechino non sono per nulla rassicuranti. Di fronte al silenzio del broker decide di prenderne le distanze. A questo punto Fininvest si trova davanti due potenziali acquirenti: l’advisor americano con un track record pubblico e riconosciuto; un cinese ignoto.

La scelta parrebbe scontata, invece, in via Paleocapa danno la precedenza allo sconosciuto. Dal punto di vista economico la motivazione non fa una piega: il misterioso broker non chiede sconti; accette tutte le manleve chieste per Fininvest e i dirigenti del Milan e – soprattutto – si presenta con una caparra da 100 milioni. La scelta, però, è in controtendenza rispetto alla promessa di Berlusconi. Ma, come detto, ad Arcore il momento è delicato, così la reale identità di Li passa in secondo piano.

Succede tutto in pochi giorni: Galatioto viene messo alla porta il 20 luglio e il 5 agosto Yonghong Li firma un accordo preliminare presentando una lista di azionisti che mai si paleseranno. “Non ci sono stati i tempi tecnici per verificare i numeri – nota un altro banchiere -. La spiegazione potrebbe essere quella di aver usato lo stesso piano di Galatioto” che però non ha nulla in comune con quello che sta portando avanti Fassone.

A dissipare ogni dubbio sarebbe bastata una ricerca su Mister Li che ha scelto di non smentire alcune delle ricostruzioni che lo riguardano. Anche per questo, prima del closing, lo storico difensore di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha esibito alla procura di Milano il fascicolo “lecita provenienza dei fondi” per mettersi al riparo da possibili guai futuri. Eppure le domande senza risposte restano molte: come può una società con flussi di cassa negativi onorare un debito da centinaia di milioni di euro con tassi d’interesse superiori al 10%? Quale banca o fondo americano sarebbe disposto a rifinanziare il Milan e mister Li dopo l’inchiesta del New York Times? Che ruolo ha Xu Renshuo, il cinese in cda legato ad Hainan (società invisa al governo)?

Oltre a Fininvest, però, l’affare vero sembra averlo fatto Elliott che con 300 milioni di euro rischia di portarsi a casa il Milan: “Probabilmente – suggerisce il banchiere – ha già qualcuno a cui rivenderlo per 350-400 milioni di euro altrimenti non avrebbe mai prestato soldi a un soggetto che ad oggi non ha dimostrato la possibilità di onorare il proprio debito”. E in questo caso l’uomo forte è Paolo Scaroni: fedelissimo di Silvio Berlusconi, vice presidente di Rothschild e consigliere del Milan in quota a Elliott.


Mio personalissimo pronostico: poco prima delle elezioni Berlusconi riacquisterà il Milan a metà del prezzo che aveva incassato per la vendita e senza più i debiti. Farà la figura del salvatore della patria e tutti saranno contenti, dalle banche alla Lega, dalla Federcalcio alla politica.
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